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Napoli, protesta contro la Nato: scontri tra manifestanti e polizia, ci sono feriti

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Napoli, protesta contro la Nato: scontri tra manifestanti e polizia, ci sono feriti

NAPOLI. Scontri a Napoli tra manifestanti anti Nato e pro Palestina e la polizia. Per contestare il concerto in programma al teatro San Carlo per la ricorrenza dei 75 anni dell’Alleanza Atlantica, un corteo ha provato a sfondare il cordone di sicurezza delle forze dell’ordine, in tenuta antisommossa in via Toledo, che li ha respinti usando anche i manganelli. Alla fine i giovani anti Nato e pro Palestina hanno denunciato che sarebbero stati otto i manifestanti colpiti, tre dei quali feriti a volto e testa. Con la guerra in Medio-Oriente, ogni giorno si vede aumentare la tensione nelle piazze italiane e in particolare negli atenei. Prima l’università di Torino, poi la Scuola Normale Superiore.

Napoli, protesta contro la Nato: scontri tra la polizia e i manifestanti che cercavano di raggiungere il San Carlo


Adesso vorrebbero seguire il loro esempio anche i docenti degli atenei di Firenze e di Pisa: il fronte che chiede di bloccare il bando di cooperazione scientifica con Israele del ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale si allarga sempre più. A loro replica Noemi Di Segni, presidente dell’Unione delle Comunità Ebraiche Italiane (Ucei) che ha definito «il boicottaggio» delle università israeliane «la cosa più assurda che abbiamo sentito pretendere, che non favorisce dialogo, pace, sapere e approfondimento».

All’Università di Firenze sono oltre 200 tra professori, dottorandi e tecnici-amministrativi ad aver sottoscritto un appello per chiedere ai propri rappresentanti di non aderire al bando. Invitano i colleghi a «opporsi all’approvazione di eventuali progetti redatti in risposta al bando Maeci nei propri dipartimenti». Richiesta condivisa anche dall’ateneo pisano, dove in un documento 25 persone del dipartimento di Scienze politiche, chiedono «all’università di Pisa, in linea con quanto fatto dall’università di Torino e dalla Normale, di non partecipare al bando Maeci tra Italia e Israele».

Situazione sospesa anche a Bari dove per domani è prevista una seduta straordinaria del Senato accademico per discutere dell’accordo. Il rettore dell’università si è inoltre dimesso dalla Fondazione Med-Or.

E intanto continuano a crescere anche le firme alla lettera aperta nazionale indirizzata al ministero degli Affari Esteri: sono arrivate quasi a 2.500. Appelli, quelli negli atenei, che vengono sottoscritti alla vigilia dello sciopero universitario di domani e del presidio alla Farnesina. Gli studenti lo avevano annunciato a fine marzo: dal 3 al 10 aprile si sarebbero mobilitati in tutto il Paese contro il bando Maeci. Promessa mantenuta. E così, come uno degli atti conclusivi di questa settimana di agitazione, la Federico II di Napoli si è svegliata con il rettorato occupato per dire «basta agli accordi con Israele», come già accaduto a Roma e a Bologna soltanto poche settimane fa.

«L’occupazione di oggi fa capire come anche la nostra azione del 25 e 26 marzo scorso non sia arrivata da un momento all’altro, ma si inserisce in un contesto di mobilitazione nazionale», ha commentato Francesco Sampietro del Coordinamento Collettivi Sapienza. Della stessa opinione è Francesca Lini di Cambiare Rotta che ha parlato di «un’ottima iniziativa che rilancia su Napoli anche quello che è stato fatto nelle altre città».

Intanto proseguono le iniziative degli studenti per la giornata di sciopero indetto da Usb università che coinvolge oltre 20 atenei: dai flashmob con bandiere della Palestina nelle facoltà alle «mostre sul genocidio» fino alle assemblee pubbliche insieme a docenti, ricercatori e lavoratori. Il presidio davanti alla Farnesina delle 15,00 è programmato proprio per il giorno precedente alla scadenza del bando, che è il 10 aprile. Ma già dalla mattina di domani negli atenei si darà il via a dibattiti e confronti.

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